Prof.
Giovanni Siri (Ordinario di Psicologia della Personalità
Università di Genova).
L'evoluzione dell'atteggiamento dei consumatore italiano
nel confronti dei surgelati.
Gli anni di ostilità e di pregiudizio negativo sono ormai
lontanissimi, e per la verità gli italiani verso i surgelati
hanno avuto quasi sin dall'inizio, dagli anni '60 per intenderci,
una propensione positiva. La surgelazione appariva infatti,
a fronte dello "scatolame", un modo assai più naturale di
conservare, simile a quello già familiare dei "tenere in
fresco" in cantina o nel frigo. La diversità era insomma
vissuta più come quantitativa che qualitativa, e non vi
era davvero frattura tra l'esperienza già acquisita e la
proposta dei surgelati. In un primo tempo questa accettazione
fu rivolta verso la disponibilità di prodotti "non stagionali":
grazie alla surgelazione la donna si affrancava dalla schiavitù
della stagionalità per allargare la rosa di possibilità.
In un secondo tempo si acquisì l'associazione tra prodotto
surgelato e semilavorazione che rende facile disporre di
prodotti notoriamente "faticosi": verdure già pulite, pesce
privo di lische, patate già sbucciate e così via. In un
terzo tempo, più recente, si è cominciato ad individuare
nei surgelati l'area privilegiata del semi-pronto, disponibile
in frigo per riuscire a preparare menu variati in poco tempo,
oppure per avere a portata di mano in casa alimenti di solito
consumati fuori, dalla pizza all'ampia gamma delle ricette
tradizionali della cucina italiana e internazionale, in
modo particolare piatti etnici. Il surgelato è così progressivamente
divenuto per la donna un amico, una risorsa, qualcosa che
le consente di liberarsi sempre di più dal ruolo di domestica
di fatica, e di esercitare maggiormente le proprie capacità
creative. E quindi grande favore non solo al surgelato completamente
pronto, ma anche alla "base" che con pochi ritocchi può
essere personalizzata. Ed ecco aprirsi per la donna un tempo
"normale" in cui il surgelato ed il servizio sono benvenuti,
e compensati dalla apertura di momenti (per es. la domenica)
in cui la donna per sua scelta decide di cucinare "facendo
quasi tutto lei con le sue mani" e recuperando riti e stili
tradizionali. Grazie anche a questa forma di compensazione
surgelato moderno e tradizione, semi-pronto e fresco convivono
oggi armonicamente, non solo nei singles ma anche nelle
coppie anziane, che nel surgelato e semi-pronto trovano
spesso un modo facile di accedere a un piatto simpatico,
diverso, che anima il loro desco e li fa sentire "moderni".
Il limite maggiore alla ulteriore diffusione del surgelato
non sta nel rapporto con questa categoria alimentare, ma
piuttosto nella resistenza che ancora trova la diffusione
del microonde. Per quanto accelerata, questa diffusione
non ha ancora raggiunto i livelli attesi e comparabili con
gli altri paesi europei. Si tratta in parte di una diffidenza
psicologica (le donne intervistate non sanno spiegare come
agisce il processo nel microonde) ed anche architettonica:
le ricerche mostrano che nelle cucine italiane non vi è
letteralmente spazio per un forno a microonde di dimensioni
realmente adatte a cucinare e non solo a scongelare piccole
porzioni.
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